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Sharing economy e benessere collettivo

CSR

08/03/2021

Dall’economia del possesso a quella dell’accesso

Un concetto vasto

‘Una delle dieci idee che cambieranno il mondo’ è così che il quotidiano britannico The Times ha definito la sharing economy in un articolo datato Marzo 2011. Da allora è passato un decennio e questo modello economico peer-to-peer è cresciuto, facendo parlare di sé con innumerevoli definizioni parallele e termini differenti come economia collaborativa, gig economy, economia on-demand. Questo perché la varietà del fenomeno e la sua applicazione ai settori economici e sociali più disparati ha reso difficile inquadrarlo in maniera univoca.  

 

Nella sharing economy la condivisione di beni e servizi avviene tra pari 

Il prestigioso Oxford Dictionary ha introdotto il termine sharing economy solo nel 2015, definendola come segue: un sistema economico in cui beni e servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento attraverso Internet. Tuttavia, probabilmente il migliore modo per inquadrare il fenomeno è rivolgersi ad un esempio pratico: molti individuano in Ebay la case history originaria. Ebay – il sito di vendita ed aste fondato da Pierre Omidyar nel 1995 è il primo esempio di sharing economy dell’era di Internet. L’economia della condivisione è perfettamente esemplificata da questo marketplace: qui gli individui interagiscono per comprare beni e servizi direttamente l’uno con l’altro senza l’intermediazione di una terza parte.

L’impatto del Covid sull’economia della condivisione

Il fatto che si parli di economia della condivisione ci da un’idea di quanto questo elemento sia centrale nella peer-to-peer economy. Tuttavia, il concetto di condivisione è stato reso difficile – se non impossibile - dalle norme di igiene e di distanziamento sociale necessarie a contrastare il Covid. L’impatto dell’emergenza sanitaria è stato tale da portare diversi esperti alla teorizzazione di un periodo di stallo o addirittura della fine della sharing economy. Icone di quest’ultima come Airbnb (portale online per la ricerca di alloggi) e Uber (servizio di trasporto) hanno subito un duro contraccolpo.  

Airbnb ha resistito per qualche tempo continuando a generare profitti grazie ad un modello d’affari basato sulla commissione di affitti, ma ha poi dovuto fare i conti con un milione di cancellazioni e un miliardo di rimborsi: 322 milioni di dollari persi nei primi mesi del 2019. Una sorte analoga quella del famoso servizio di trasporto Uber che nell’Aprile del 2019 ha visto il suo numero di corse quasi ridotto dell’80%. A Maggio del 2019 due dei maggiori esempi di economia collaborativa si sono ritrovati ad attuare tagli drastici, licenziando un quarto del loro personale.

Il valore attribuito dai consumatori alla condivisione sta crescendo

Accanto ai rappresentati della sharing economy colpiti negativamente dalla pandemia globale, vi sono anche coloro che paradossalmente hanno incrementato il loro fatturato o hanno trovato nuove opportunità durante la crisi. In generale, per via del lockdown e della conseguente limitazione degli spostamenti, lo shopping online e i servizi di food delivery hanno subito un’impennata. A causa della chiusura dei cinema e dei luoghi pubblici adibiti alla fruizione di spettacoli live, i servizi di streaming video come Netflix e Disneyplus sono divenuti la principale fonte di divertimento: tutti i servizi di streaming hanno registrato un aumento di utilizzo ed iscrizioni. 

Dal principio di possesso al principio di accesso

All’origine della sharing economy c’è un cambio di paradigma: dal principio di possesso a quello di accesso. L’economista e sociologo Jeremy Rifkin nel suo saggio ‘L’era dell’accesso’ approfondisce il fenomeno. Mentre nel ventunesimo secolo - caratterizzato dall’iperconsumo - le persone si definivano in base ai beni e al denaro posseduto, ora la tendenza sta cambiando: le persone sono sempre più definite dai beni e dai servizi a cui possono avere accesso, da come e da cosa possono condividere, dal sentimento di comunità e di appartenenza. L’efficienza e le possibilità di connessione offerte dalla rete hanno aumentato la convenienza e la facilità di accesso ai beni. Il consumatore trovandosi di fronte alla possibilità di scelta tra la proprietà e l’accesso condiviso di beni e servizi, privilegia quest’ultimo in virtù della grande importanza attribuita ai bisogni di socialità soddisfatti nell’interazione con altri consumatori.

Internet e l’economia dell’accesso sono il motore di una nuova rivoluzione sociale

Perseguire il benessere collettivo

Il benessere viene spesso ricondotto alla sola dimensione personale dell’individuo tuttavia non è indipendente dal contesto sociale, culturale ed ambientale. La sharing economy tiene conto della dimensione collettiva e nasce come sistema economico alternativo maggiormente sostenibile. Riduzione dell’inquinamento, ridistribuzione e riutilizzo sono attività chiave attraverso le quali l’economia collaborativa riduce l’impatto della produzione, la portata delle disuguaglianze e della non equa distribuzione delle risorse.  

Si va verso una dematerializzazione dei luoghi e dei prodotti. L’allontanamento dalla dimensione fisica enfatizzato dall’emergenza sanitaria diventa una tendenza generale dell’economia: gli spazi fisici vengono sovrastati dalle reti digitali, i prodotti materiali dai servizi. L’oggetto di scambio non è più tanto un prodotto fisico, ma un’esperienza. L’aumento dell’utilizzo dei servizi di streaming on-demand durante la pandemia è un’esemplificazione in tale senso. Assistiamo ad un depotenziamento del concetto di proprietà privata in un sistema economico in cui il fulcro diventa l’accesso alle risorse, cioè dalla garanzia di disponibilità di beni e servizi condivisibili.

La condivisione diventa un valore fondamentale per la fruizione di un servizio