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Dalle persone per le persone: la solidarietà che crea resilienza

CSR

04/01/2021

La resilienza trasformativa è la chiave per superare l’emergenza sanitaria

La relazionalità collettiva

L’emergenza sanitaria è stata capace di scardinare gli assetti della società contemporanea ritenuti immutabili: abbiamo recuperato e valorizzato la dimensione della lentezza, dell’individualità e allo stesso tempo della socialità. Affrontare il Covid ci ha restituito l’importanza dei legami: quelli con il passato, quelli con il presente, quelli con il nostro futuro e quelli delle successive generazioni. Un insegnamento che abbiamo pagato a caro prezzo ma che paradossalmente è per questo assai più prezioso.

L’emotività condivisa è la base per azioni mirate al bene collettivo

In questo scenario di crisi, la relazionalità collettiva è divenuta il fattore vincente: il confinamento sanitario ha stimolato la connessione emotiva, un’empatia capace di superare il distanziamento fisico e di tradursi in azioni concrete di aiuto proattivo verso l’altro.  Mai come in questo periodo storico le iniziative a sostegno della collettività si sono moltiplicate nella volontà di restituire parte di quella normalità persa a causa della pandemia.

La sospensione tra tradizione e innovazione

Il Covid ha avuto un impatto importante sulla società, sulle sue strutture e i suoi attori. Ciò ha implicato una revisione di abitudini, schemi preesistenti, cambiamenti con i quali perfino la tradizione ha dovuto fare i conti. Quello del caffè sospeso – storica tradizione napoletana - è un esempio interessante in tal senso. Nato per evitare le liti tra amici al momento di pagamento al bancone, è diventato un fenomeno di costume e un piccolo esempio di responsabilità sociale. Per risolvere le incertezze dei pagamenti, alcuni clienti elargivano più soldi di quelli dovuti e raccomandavano dunque al barista di lasciare un ‘caffè sospeso’ così che il cliente successivo potesse approfittarne. Il caffè donato da uno sconosciuto è divenuto particolarmente popolare nel secondo dopoguerra come gesto di solidarietà verso i senzatetto e in generale verso tutti coloro che non potevano permettersi il lusso della bevanda calda. Questo approccio italico si è diffuso in altri luoghi del mondo come Spagna, Canada, Francia e Irlanda, estendendosi a oggetti disparati come libri, cibo, biglietti, posti letto.

L’emergenza sanitaria ha ridefinito e stravolto schemi sociali preesistenti

In Italia - sulla scia del caffè sospeso - durante la pandemia ha preso piede il tampone sospeso. L’associazione Sa.Di.Sa. – Sanità, Diritti in Salute – e la Fondazione Comunità di San Gennaro Onlus di Napoli hanno dato il via a una campagna di Covid - screening che consente alle persone appartenenti alle categorie meno abbienti di sottoporsi allo screening a un costo di 18 euro. Oltre a ciò, tale costo può essere sostenuto interamente dalle donazioni: chi è intenzionato a supportare il progetto può donare un tampone sospeso a chi non è in grado di sostenerne la spesa. La formula del tampone sospeso ha trovato ampio consenso ed è stata adottata anche in altre città italiane. Per esempio, a Milano il tendone della Brigata Soccorso Rosso in Piazzale Baiamonti fornisce tamponi gratuiti finanziati interamente attraverso una raccolta fondi.

Iniziative solidali: dalla responsabilità aziendale a quella individuale

Per esistere, l’iniziativa sociale implica che più individui si attivino per il bene della collettività di cui fanno parte. Questo presupposto è alla base del progetto ‘Back the Bars’ di Heineken Italia – primo produttore di birre italiano. Lo slogan è chiaro: ‘aiuta il tuo bar preferito a riaprire domani, rispettando le distanze oggi’.
Heineken si fa portavoce di un messaggio di responsabilità: rispettare le regole e le normative emanate per fronteggiare la pandemia oggi è l’unico modo per tornare a brindare domani.
Questa idea viene veicolata visivamente attraverso le saracinesche di alcuni locali di Milano – città italiana scelta per il progetto – che hanno deciso di aderire al progetto. Le facciate dei locali sono state adornate con lo slogan del progetto accompagnato dal #socialiseresponsibly per ribadire l’importanza della responsabilità del singolo.

La pandemia ha dato vita a una rete solidale in grado di superare confini fisici e generazionali

Esistono poi iniziative di solidarietà sociale che implicano un coinvolgimento maggiore, che va al di là di una condotta responsabile. ‘’Scatole di Natale’’ è un progetto nato a Milano - ma che si è diffuso in molte altre città italiane - che si regge esclusivamente sulle donazioni delle persone. L’idea concepita da Marion Pozzato è di regalare ai più bisognosi un momento di gioia natalizia, ancora più sentita in una situazione difficile come quella attuale. Partecipare è semplice, basta procurarsi una scatola di scarpe o simile e riempirla con:
- Una cosa calda (guanti, cappellino, sciarpa, coperta…);
- Una cosa golosa (caramelle, dolci, cioccolato…);
- Un passatempo (libro, rivista, matite, carte da gioco…);
- Un prodotto di bellezza (bagno schiuma, profumo…);
- Un biglietto con parole gentili.

Infine la scatola deve essere incartata indicando il destinatario (uomo, donna, bambino/a) in un angolo e consegnata in uno dei punti di raccolta designati sul proprio territorio rispettando le scadenze indicate.

Resilienza trasformativa come chiave per il futuro

Il termine resilienza trae origine dal settore metallurgico e indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che gli vengono applicate. Identifica cioè la capacità del materiale di assorbire l’energia d’urto e di modificare temporaneamente la propria conformazione per poi tornare allo stato originario. Traslando il termine in ambito sociale, se il materiale fossero le persone, potremmo tradurre la loro capacità di assorbire un urto come la capacità di adattarsi al cambiamento sviluppando le strategie più adatte allo scopo.

Occorre un modello di sviluppo che tenga conto dell’interconnessione tra valore sociale e sostenibilità ambientale

La strategia della resilienza collettiva è quella che la maggioranza delle comunità umane ha adottato per fare fronte all’emergenza globale. Dal settore pubblico al privato, dalle grandi iniziative ai piccoli gesti solidali, tutto è stato guidato dalla connessione emotiva. L’interdipendenza e l’iper-connettività che hanno reso il mondo vulnerabile di fronte alla minaccia del virus, diventano ora lo strumento per fronteggiarlo. Tuttavia, la volontà di superare l’emergenza sanitaria implica la necessità di non ritornare a quel ‘prima’, alle modalità che si sono rivelate favorevoli all’espansione della pandemia. La parola d’ordine è resilienza trasformativa: una resilienza che si basi sul non ritorno alle condizioni preesistenti ma che guardi a una crescita qualitativa facendo tesoro dell’esperienza. La pandemia ci invita a rivedere il nostro modello di sviluppo che, focalizzato su obiettivi di tipo finanziario e produttivo, lascia poco spazio a elementi come il benessere collettivo e individuale. Abbiamo imparato che, se trascurati, questi ultimi diventano punti deboli capaci di influire negativamente sui processi sociali, economici e ambientali e di determinare la fragilità - e nei casi peggiori il collasso - di un intero sistema.