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Impresa
31 maggio 2022

Meglio battere gli avversari o giocare un’altra partita?

Agire con spirito imprenditoriale nel mondo di oggi significa non solo mostrare doti di intraprendenza, ma anche possedere la capacità di creare valore, focalizzandosi sui “perché”.

È sufficiente avere una buona idea per diventare un imprenditore? O basta avere conoscenze e mezzi adatti per creare un’azienda di successo? In un mercato in fortissimo fermento e di fronte a un mondo del lavoro e a modi di vita che stanno rapidamente mutando, anche il ruolo di coloro che decidono di fare impresa e l’approccio all’imprenditorialità dovrebbero essere al passo con i tempi. Perché più che cercare di vincere a tutti i costi potrebbe essere giunto il momento di giocare un’altra partita.

L’impresa innovativa è un’impresa fluida

L’immagine tradizionale dell’imprenditore segue due diverse strade: da una parte c’è colui o colei che – pur senza un background imprenditoriale alle spalle – prende le mosse da un’idea, un’intuizione e la realizza, incontrando il favore del pubblico. Dall’altra c’è chi, forte della propria storia familiare o delle competenze acquisite in anni di lavoro, mette a frutto il proprio bagaglio facendone impresa. Ma l’imprenditore di domani – e in realtà già quello di oggi – risponde davvero a questa immagine?

Se oggi desideri, stili di vita, priorità, modalità di fruizione di prodotti e servizi sono fluidi, perché non dovrebbe esserlo l’impresa?

Se da una parte l’offerta di prodotti e servizi è ormai molto vasta, rendendo molto affollato il panorama di mercato, dall’altra anche l’approccio dei consumatori agli stessi prodotti e servizi sta radicalmente cambiando: ad esempio, si sta diffondendo l’abitudine a preferire un’economia dell’accesso a quella del possesso e non solo per ragioni economiche, ma anche e soprattutto per una sempre più comune sensibilità verso l’ambiente. Le persone, piuttosto che possedere un oggetto o un prodotto, preferiscono sempre più avere la possibilità di usufruirne in caso di bisogno, restituendolo poi alla fruizione da parte della comunità: è la cosiddetta sharing economy.
È questo solo un esempio di come mercato, usi, valori, abitudini, desideri, stiano velocemente evolvendo e non c’è ragione di credere che questa fluidità andrà riducendosi o ancor meno sparendo nei prossimi anni.

Ecco perché la prima caratteristica dell’azienda contemporanea, di un’imprenditorialità che sappia stare al passo con i tempi risiede a conti fatti nella capacità di adottare una mentalità innovativa, di saper leggere in tempo reale o addirittura anticipare la direzione in cui si sta muovendo il mercato e di dare alle persone ciò di cui hanno bisogno dando loro risposte nuove e adeguate.

Un cambio di prospettiva

Uno dei motivi per cui anche le start-up più promettenti, così come aziende scafate sul mercato, possono fallire è proprio l’errore del concentrarsi più sul “Cosa” che sul “Perché”. Si trova un’idea o un prodotto innovativo, ci si crede fino in fondo, ma il mercato non risponde. Oppure – al contrario – il mercato risponde talmente bene da spingerci a credere che ciò che proponiamo funzionerà per sempre e ci scorderemo di doverci rinnovare per non essere fuori dai giochi nel giro di una manciata di anni.

Non dovremmo concentrarci tanto su “cosa” stiamo facendo, ma sul “perché” lo facciamo: se la motivazione è chiara e forte, riusciremo a rimanere noi stessi pur nel cambiamento

Per questo il focus che non dovremmo mai perdere di vista è il “perché” abbiamo dato vita o vogliamo dare vita a quel sogno: cosa volevamo offrire alle persone? A quale bisogno stavamo rispondendo? Perché il nostro pubblico ci ha scelto o dovrebbe volerci scegliere? A questo punto, se il senso di ciò che stiamo facendo ci è davvero chiaro, sarà molto più facile adeguare, trasformare, far evolvere la nostra proposta a volte anche cambiandole completamente volto, senza perdere noi stessi e senza perdere l’azienda cui avevamo dato vita con tanto sacrificio.

Uno degli esempi più noti in questo senso è quello della famosa catena di noleggio di videocassette e dvd Blockbuster, compagna insostituibile – o così si pensava – dei venerdì e del sabato sera di milioni di persone. È facilmente intuibile come la connessione internet sempre più diffusa e lo sviluppo delle piattaforme di streaming non abbiano tardato a mandare fuori mercato la sua proposta. Ma era davvero inevitabile? O le cose sarebbero potute andare diversamente se il management non avesse confuso il “cosa” (i dvd a noleggio) con il “perché” (offrire un’esperienza di fruizione del cinema a casa)?

In quanti Oceani possiamo nuotare?

Il mercato, dunque, non perdona nessuno: né chi chiude gli occhi davanti al cambiamento, né chi non riesce a dare il giusto valore alla propria idea. È invalsa l’idea che, se mi occupo di un certo prodotto o servizio, dovrò necessariamente  scontrarmi con chi come me sta proponendo al mio stesso target un’offerta simile. Ci troveremo dunque a nuotare in un Oceano infestato da decine, centinaia, migliaia di squali: un Oceano Rosso, segnato dalle battaglie tra piccoli e grandi pesci che lo abitano e in cui la sopravvivenza è un miraggio o – nel nostro caso – più probabilmente una battaglia all’ultimo centesimo. Ma siamo costretti a nuotare in queste acque?

Secondo la teoria della Blue Ocean Strategy non lo siamo:  pubblicata nel 2005 da W. Chan Kim e Renée Mauborgne e aggiornata nel 2015, questa teoria ci mostra come l’idea più saggia potrebbe non essere quella di giocare la stessa partita dei nostri competitor, ma al contrario sottrarci al confronto proponendo qualcosa di completamente diverso e inesplorato, pur restando all’interno del nostro campo di competenza. Creando, appunto, un nuovo Oceano in cui nuotare, un Oceano Blu contrapposto a quello Rosso del mercato tradizionale, in cui potremo essere noi a dettare le regole.

Adottare questo tipo di strategia significa essere disposti a cambiare il proprio approccio mentale, infrangendo I confini tradizionali del nostro settore di riferimento ed essendo pronti ad esplorare nuovi territori, dando un valore innovativo e strategico a qualcosa che già esiste e sottraendoci così alla battaglia. Ed è forse questa la più grande capacità dell’imprenditore di oggi.

Di questi e di altri argomenti, tra cui quelli affrontati in questo articolo, ci parla Jacopo Perfetti, Fellow Professor SDA Bocconi in Innovation e autore di saggi sul tema dell’imprenditoria e dell’innovazione del lavoro: il suo contributo, insieme a quello di altri massimi esperti nei settori di imprenditorialità, impatto e business plan, è disponibile nell’hub digitale GoBeyond Academy.  
Si tratta di un percorso di formazione sviluppato con Feltrinelli Education, completamente gratuito e volto all’accrescimento delle competenze imprenditoriali e all’incentivazione dello sviluppo di idee sostenibili di successo e a vocazione sociale.

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